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Il dolce sonno

FONTE: REPUBBLICA.IT

NEW YORK, Genova, Roma, in meno di un mese tre importanti convegni per misurare, analizzare, spiare e curare il sonno. Che, nonostante si riesca a studiare con maggior precisione, continua a mancare. Nella città statunitense è stata presentata, oltre ad una classe di sonniferi indicati per la terza età divenuti disponibili anche per il mercato italiano, una tecnica che permette di valutare la qualità del sonno, il riposo che effettivamente si ottiene dal dormire, indipendentemente dalla sua durata. La tecnica è stata messa a punto dal Centro di medicina del sonno dell' università di Parma, struttura di ricerca che è stata tra i protagonisti del convegno mondiale sul sonno e i suoi disturbi che si è tenuto la scorsa settimana a Genova. Tra le novità di maggiore rilievo le ricerche in corso in Francia per individuare il gene della narcolessia, una malattia che si manifesta con improvvisi ed incontrollabili addormentamenti. A Roma invece in questi giorni si sono dati appuntamento piscologi provenienti da tutte le parti del mondo per confrontare la varie tecniche di cura dei disturbi del sonno che agiscono sul comportamento: esercizi e strattagemmi, avolte anche curiosi, ma che promettono sonni profondi e restauratori senza pillole. Il disturbo è in espansione nell' infanzia e tra le donne ' IN BIANCO' TRE ITALIANI SU DIECI LE NOTTI bianche degli italiani si fanno sempre più frequenti. Negli anni Sessanta il numero degli insonni, o meglio di coloro che soffrono di disturbi del sonno più o meno gravi, sfiorava il 35 per cento della popolazione. Oggi il fenomeno riguarda più della metà degli italiani, anche se la quota degli insonni cronici è rimasta sostanzialmente stabile (circa il 15 per cento). Tante le cause dell' aumento: ma non può essere certo trascurato il fatto che oggi una parte importante di chi ha difficoltà a prendere sonno sono proprio le donne, cioè chi negli ultimi decenni hanno adottato uno stile di vita che non concilia il riposo notturno. Il problema colpisce in misura crescente anche gli anziani: secondo il Centro di medicina del sonno dell' Università di Parma, il 28 per cento degli ultra sessantacinquenni soffrirebbe di insonnia quasi ogni notte, con difficoltà di mantenimento del sonno, e risvegli notturni frequenti e prolungati. Dai disturbi del sonno non sono immuni nemmeno i più piccoli: anche se l' incidenza in questo gruppo non è stata calcolata con esattezza, certo è che gli ' sleepless children' , i neonati senza-sonno, sono sempre più numerosi. L' Italia non è l' unico paese in cui il sonno è diventato quasi un lusso: in Svizzera, il 12,8 per cento della popolazione sembra soffrirne, in Inghilterra il dormire amle e poco è la causa del 5 per cento delle visite dei medici di base mentre negli Usa un adulto su tre soffre di questi fastidi. Il fenomeno comporta anche costi economici e sociali. Negli Stati Uniti si stima una perdita annuale di un centinaio di dollari l' anno, pari a 1500 miliardi di lire, in termini di produttività perduta, assenteismo e costo dei trattamenti. Ma non solo. La fatale disattenzione dei tecnici della centrale di Chernobyl, per esempio, avvenne anche a causa della stanchezza del personale addetto alla sorveglianza. E l' equipaggio della petroliera Exxon Valdez, prima del tragico incidente, aveva alle spalle diverse notti insonni. I rischi del consumo dei farmaci senza controllo medico TROPPE AUTOPRESCRIZIONI IPNOTICI, ansiolitici ed alcuni antidepressivi: sono questi i farmaci che più di frequente vengono impiegati nel trattamento delle diverse forme di insonnia. Un campo, questo, in grande diffusione (circa il 4 per cento degli adulti assume farmaci per i disturbi del sonno), e dove l' automedicazione - cioè la decisione di prendere un farmaco senza aver prima consultato il medico - è una pratica largamente diffusa. E tuttavia, è una pratica pericolosa: il rischio è non soltanto quello dell' abuso, ma anche quello dell' assuefazione. Se infatti l' assunzione di farmaci dura più di tre settimane, (il limite del trattamento è stato stabilito dall' Organizzazione Mondiale della Sanità), questi possono perdere efficacia, ed è facile scivolare allora verso dosi sempre più massicce. Al contrario, la sospensione improvvisa di questi farmaci può essere accompagnata dal cosiddetto effetto rebound, cioè da una maggiore difficoltà ad addormentarsi e da una sensazione di ansietà. Il diretto controllo del medico, in questo settore, è dunque indispensabile. In Italia, i farmaci più impiegati sono gli ipnoinducenti, appartenenti alla classe delle benzodiazepine. In altri paesi, come per esempio negli Stati Uniti, il trattamento delle insonnie leggere è affidato ad una molecola non-benzodiazepinica, da poco introdotta anche in Italia. Recentemente, inoltre, diversi laboratori di ricerca stanno valutando gli effetti della vitamina B12 sulla regolazione del ritmo sonno-veglia. IL ' BUON LETTO' RIASSUNTO IN OTTO REGOLE CHI DORME BENE, vive meglio. E forse, vive anche più a lungo. Perché i soggetti che dormono troppo (più di otto/nove ore per notte) o troppo poco (sei ore o meno per notte) sembrano presentare un più elevato tasso di mortalità : cinque anni di vita in meno per le donne, circa otto per gli uomini. Ecco allora qualche consiglio per migliorare la qualità del proprio sonno. 1) Evitare, con l' avanzare della giornata, i nemici del sonno: alcool, nicotina, caffeina, certi farmaci. 2) Essere regolari, andando a letto e svegliandosi più o meno sempre alla stessa ora. 3) La pennichella è un modo per compensare il sonno perso, ma se diventa un' abitudine può determinare l' insonnia. 4) La camera da letto deve essere buia e silenziosa, e alla giusta temperatura. 5) Se non si prende sonno entro 30 minuti, meglio alzarsi e tornare a letto quando si sentono le palpebre pesanti. 6) L' esercizio fisico tiene svegli: la ginnastica va fatta nel primo pomeriggio. 7) Andare a letto solo quando si ha veramente sonno. E non addormentarsi davanti alla tv. 8) Imparare alcune semplici tecniche di rilassamento : la respirazione addominale, il biofeedback o il progressivo rilassamento aiutano a conciliare il sonno. MELATONINA FA MALE SE NON SI HANNO PROBLEMI NEI SUPERMERCATI americani gli scaffali ne sono pieni. Negli States la melatonina non va più così di moda, anche se qualche europeo di passaggio si riempie la valigia delle preziose confezioni dell' ormone che fa dormire. Già, perché mentre da noi ancora si discute delle presunte proprietà miracolose del nuovo elisir di lunga vita, in altri paesi cominciano a farsi strada i primi dubbi sulla validità di certe affermazioni. Così, accade che il prestigioso settimanale medico britannico The Lancet pubblichi una ricerca effettuata da Benita Middleton, dell' Università di Surrey Guilford, il cui risultato è: sulle persone sane, o che comunque non soffrono di disturbi del sonno, la melatonina non ha effetti positivi. Al contrario, può indurre insonnia in chi non l' ha, alterando il normale ritmo sonno-veglia. La studiosa inglese ha esaminato una decina di giovani volontari, somministrando loro le dosi di melatonina che normalmente prende chi non riesce ad addormentarsi. Il risultato? Il sonno di chi aveva ingerito l' ormone risultava più disturbato di quello di coloro cui era stato somministrato un placebo. Conclusione: "Di questo ormone sappiamo ancora troppo poco", dicono al Centro di medicina del sonno di Parma "e queste sorprese non ci stupiscono". Sono diversi i disturbi che colpiscono la capacità di riposare PIU' IMPORTANTE LA QUALITA' CHE LA QUANTITA' NON IMPORTA quanto si dorme, ma come si dorme. C' è chi riposa con cinque ore di sonno intenso e ristoratore (i cosiddetti ' brevi dormitori' ), e chi non ci riesce con otto: perché è la qualità del sonno ad essere insoddisfacente. Ecco quali sono le cause più diffuse delle notti agitate. Insonnia. Si parla di insonnia quando i cosiddetti microrisvegli, quei piccoli intervalli nel sonno di cui generalmente non ci accorgiamo, raggiungono o superano i seicento per notte (un valore normale è considerato al di sotto dei duecento). L' insonnia può essere transitoria, se dura alcuni giorni, di breve durata se raggiunge le tre settimane, o cronica se si protrae oltre un mese. Per le insonnie leggere, le cause più comuni sono in genere di tipo psicologico: il troppo stress o dei cambiamenti improvvisi di programma e stile di vita. Nei casi più gravi, invece, la difficoltà ad addormentarsi può nascondere malattie anche gravi (il morbo di Creutzfeld-Jakob, per esempio) o essere correlata a disordini mentali. Infine, l' insonnia può essere indotta da nicotina, alcool e caffeina, e anche da alcuni farmaci. Sotto accusa decongestionanti, broncodilatatori, corticosteroidi, betabloccanti e antidepressivi. Apnee notturne e russamento. Durante il sonno il respiro può sospendersi per qualche secondo. Sono le apnee, che nei casi più gravi possono durare anche trenta secondi e ripetersi decine di volte in una notte. Così il sonno si fa più leggero e meno riposante. Le apnee colpiscono gli obesi o chi ha malformazioni (polipi nasali, adenoidi o tonsille ingrossate, deviazioni del setto nasale). Legato alle apnee è il russamento, quella vibrazione del palato molle provocata da una occlusione delle vie nasali. Oltre alle malformazioni anatomiche, favoriscono il russamento la posizione (molti russano quando dormono di schiena), il fumo, l' alcool e alcuni farmaci ipnotici. Disturbi del ritmo. Colpiscono i manager sempre in viaggio, alle prese con i fusi orari, ma anche chi fa i turni o lavora di notte. Rendono la vita difficile degli anziani, che con il pensionamento perdono il ritmo regolare della giornata. E sono la condanna anche di chi, per natura, non riesce ad addormentarsi prima delle tre del mattino e tira sino a mezzogiorno, o chi crolla dal sonno alle nove di sera, ma alle cinque è già sveglio. Legata ai disturbi del ritmo è la produzione di melatonina, che si riduce con l' età, e le variazioni della temperatura corporea: il sonno arriva infatti quando l' organismo comincia a raffreddarsi. Nei soggetti normali il picco minimo di temperatura viene raggiunto intorno alle quattro del mattino.

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