FONTE:
REPUBBLICA.IT
MILANO
- Mezz' ora seduta
sul davanzale della finestra al quarto piano, in vestaglia e biancheria intima.
Mezz' ora di pianto e frasi sconnesse, nonostante le rassicurazioni e i
tentativi di ragionare dei vicini di casa giù in cortile. Infine il volo. Ma in
quella mezz' ora erano già scattati i soccorsi, arrivate due volanti del vicino
commissariato Bonola e, soprattutto, erano stati piazzati in fretta e furia due
materassi per ammorbidire la caduta. Raffaella L., 43 anni, da tempo in cura
all' ospedale Sacco per problemi psichiatrici, si è tuffata da un' altezza di
quindici metri ma il suo corpo è planato prima su uno dei materassi, teso a
mezz' aria da due agenti e dall' uomo che per prima si era accorto delle
intenzioni suicide della donna, poi è carambolato sul corpo di quest' ultimo e
infine si è schiantato sul selciato. L' automedica e l' ambulanza del 118 l'
hanno portata via intubata ma ancora cosciente. Anzi, urlava Raffaella: «Voglio
fare la pipì, voglio la mamma~». Ricoverata al Niguarda, se la caverà con 40
giorni di prognosi per una frattura al bacino e contusioni multiple a un braccio
e al volto. Via Cilea 84, condominio Aler di fine anni '60, uno dei tanti
sistemati su uno accanto all' altro tra giardini e campetti da basket. Erano
passate da poco le 6.30 quando Roberto V., 30 anni, sorvegliato speciale per una
condanna vecchia di una decina d' anni, sente dei lamenti mentre è giù in
cortile a portare a spasso il cane. «La mamma è morta~». La madre, 66enne, era
in camera sua a dormire, ma le gambe di Raffaella L. penzolavano da quella che
una volta era camera sua e dove ieri sera aveva dormito. L' uomo prende tempo,
butta lì qualche frase. «Che fai? Torna dentro, così rischi di farti male».
Passa qualche minuto, dalle finestre delle palazzine adiacenti si affacciano i
primi condomini, viene chiamato il 113. Arrivano due volanti, viene dato l'
allarme ai vigili del fuoco. C' è poco tempo. Gli agenti bussano a casa della
donna ma da dentro non risponde nessuno. Apre, invece, uno dei due inquilini del
piano ammezzato, Vittorio M., 71 anni, ex tranviere, vedovo. «Stavo per andare a
dare una mano a mio figlio al lavoro - racconta - poi lui mi ha richiamato per
dirmi che non serviva più. Col senno
di poi dico: meno male per quella donna. E intanto sento del rumore, bussano i
poliziotti, mi chiedono se ho un materasso. Ne prendo due, il mio e un altro di
riserva che ho nello sgabuzzino». Uno dei pagliericci viene steso per terra, l'
altro lo prendono in mano due agenti e Roberto V. Sono le 7, Raffaella si lascia
cadere. La sua traiettoria è in parte intercettata dal materasso, in parte dal
corpo di Roberto. Sul selciato rimangono i segni dello schianto, ma la donna è
salva. I mezzi dei pompieri arrivano quando tutto è finito. «Troppo tardi -
mormora la signora Rosi, 36 anni, vicina di casa che dal cortile ha vissuto
tutto il dramma - non so che disponibilità avessero ma di tempo, da quando li
hanno chiamati, ne era passato. Potevano muoversi prima». I condomini tirano un
sospiro di sollievo anche se Raffaella dicono di non conoscerla, di non averla
mai vista né sentita. «Lei, e la sorella, le ricordo bambine - racconta il
signor Vittorio mentre mostra una delle maniglie del materasso tranciata dal
volo della donna - da tempo non abitavano più qui. Conosco sua madre, abitiamo
qui da 38 anni, i rapporti sono cordiali». Alla polizia la donna ha riferito che
già in passato la figlia aveva tentato gesti autolesionistici.