FONTE:
REPUBBLICA.IT
ROMA -
Ciascuno a suo modo. Prendi Leonardo Da Vinci, diceva che dormire era uno spreco
di tempo. Doveva inventare questo mondo, e pure quello invisibile. Ti pare un
lavoro che permetta il lusso di un sonno? Un pisolino ogni quattro ore, più che
sufficiente. Chissà che non sia il genio a tenere svegli, a mettere luce negli
occhi se anche a Edison bastavano appena due ore al giorno di sonno per
riaccendersi a nuova vita. Churchill no, cadesse il mondo lui a un certo punto
del pomeriggio salutava tutti e diceva a dopo, e che nessuno disturbi: stanotte
ho dormito quattro ore. Esattamente come la Thatcher, che tempra simile, anche
lei stesse ore a notte e medesimo ritiro tra le lenzuola dopo pranzo. Insomma,
non cerchiamoci l' universalità, la formula buona per tutti: dormire è un fatto
privato, un' esperienza e un' espressione di quel che siamo, una carta d'
identità a occhi chiusi. O aperti, chiedilo agli insonni. E' una delle certezze
che ci consegna un team di scienziati inglesi esperti di problematiche del sonno
sentiti dal Times. Che dicono: il dormire ci riguarda, forse fino all'
ossessione, perché dentro al sonno c' è tutto o molto, la causa e l' effetto del
nostro vivere diurno, l' esperienza del mondo o la sua negazione, la felicità e
la depressione, l' andarsene dolci tra le braccia di Morfeo o il contare per
tutto il tempo le pecore. Una letteratura infinita. Dalla quale i tecnici
provano a estrarre qualche capitolo. Il primo: non vi incaponite, non esiste un
definitivo optimum di ore di sonno. «Come la sete» spiegano, e cioè dormi quando
ne senti il bisogno. Si dice otto, ma anche sei vanno bene, però alla fine sette
pare un accettabile accordo tra scienza e umani. Il fatto è che, se uno potesse,
dormirebbe di più, proprio come davanti a una porzione di cibo. «Visto che è
lì». Vedi gli animali: allo stato brado dormono meno che gli scioperati allo
zoo, e non è che ne soffrano. Una regola per recuperare una notte brava: dormire
una notte più la metà di quella persa. Al paragrafo siesta leggi che dal punto
di vista evoluzionistico siamo disegnati per due sonni, uno lungo a notte e uno
breve di giorno. Assodato. E 15 minuti di sosta valgono di più di due tazze di
caffè. Se abbiamo bisogno di dormire è per via delle cellule, che devono
crescere e rinnovarsi. E per il cervello, che si addormenta in parte, e per il
resto è in allerta e lavora per rinnovarsi, di norma tra le 11 di sera e le 4
del mattino. Grandi lavori di manutenzione notturna. Dopo di che, buongiorno.
Ognuno torna alla vita dando risposte e conoscenze diverse. All' Università di
Roma il professor Luigi De Gennaro, che studia il complesso rapporto fra sonno e
apprendimento, ha scoperto che il cervello anche quando dorme ha una sorta di
impronta digitale, proprio come quella del polpastrello. Una firma, attraverso
la quale ognuno dice ecco, sono io, unico nel mio dormire.